Archive for the riflessioni… Category

Posted in riflessioni... on agosto 17, 2017 by Adry

 

Come salvarsi la vita

1. Eliminare i sensi di colpa.

2. Non fare della sofferenza un culto.

3. Vivere nel presente (o almeno nell’immediato futuro).

4. Fare sempre le cose di cui si ha più paura; il coraggio è una cosa che s’impara a gustare col tempo, come il caviale.

5. Fidarsi della gioia.

6. Se il malocchio ti fissa, guarda da un’altra parte.

7. Prepararsi ad avere ottantasette anni.

#Erica Jong

 

 

 

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Posted in riflessioni... on luglio 15, 2017 by Adry

E se ci perderemo, non ti perderò e non mi perderai. Perché alla fine io lo so e tu lo sai.
Ci sono tramonti che non tramontano mai…

 

Bisotti, Il quadro mai dipinto

Così tu hai potuto davvero scordarlo
Che tanto a lungo m’hai dato il tuo cuore
Quel dolce, falso tuo piccolo cuore
Che più dolce e più falso io non potrei trovarlo
Dunque hai scordato l’amore e il dolore
Che m’hanno stretto il cuore, ed io non so capire
Quale fosse più intenso, se il dolore o l’amore
Ma immensi erano entrambi, da morire.

Heinrich Heine

Posted in poesie..., riflessioni... on marzo 5, 2017 by Adry

cav

Destrieri senza morso
Galoppano i cavalli del mare
Le lunghe criniere al vento
Destrieri mai domi e senza morso
In una corsa senza tempo
La morte trascina con se;
vecchi barconi affondano
e il mare accoglie tanto dolore,

 

(LEONARDI)- ** FOTO ARCHIVIO/NOTIZIE - PARLAMENTO EUROPEO : RIVEDERE LA BOSSI-FINI, NO PUNIZIONI A CHI SOCCORRE MIGRANTI ** LAMPEDUSA, 30/03/2011 - EMERGENZA CLANDESTINI LAMPEDUSA - NELLA FOTO SBARCHI DI IMMIGRATI. FOTO V.LEONARDI/ {TM News - Infophoto} Citazione obbligatoria {TM News - Infophoto} ------ PARLAMENTO EUROPEO : RIVEDERE LA BOSSI-FINI, NO PUNIZIONI A CHI SOCCORRE MIGRANTI

i corpi ormai sfatti

chiedono pietosa sepoltura
in un lenzuolo bianco
per presentarsi davanti al proprio Dio
pentiti e assolti
dal peccato del vecchio Adamo,
a noi che guardiamo quegli orrori
quelle onde che accolgono cadaveri
l’impegno a fermare quell’eccidio
ad aprire le braccia
a coloro che il mare ha risparmiato.

sicil

Splendida poesia di Salvatore Maurici

Posted in poesie..., riflessioni... on gennaio 20, 2016 by Adry

Non sono assolutamente d’accordo con il poeta, perchè per me l’amore è tutto. Riesce a superare ogni ostacolo, ogni confine.Ma la poesia è tanto bella. Vi piacerebbe leggerla?

Vorrei sapere come la pensate in proposito.

Buona lettura a Voi!

questaè

Quelli che amano tacciono.
L’amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.
Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.
Il cuore dice loro che non troveranno mai,
non trovano, cercano.

Quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, dandosi ogni istante,
piangendo perché non salvano l’amore.
Li preoccupa l’amore. Quelli che amano
vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno.
Sempre se ne stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano,
non aspettano nulla, ma aspettano.
Sanno che non troveranno mai.
L’amore è la proroga perpetua,
sempre il passo seguente, l’altro, l’altro.
Quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre – meno male!- resteranno soli.

Quelli che amano sono l’idra del racconto.
Hanno serpenti al posto delle braccia.
Le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.
Quelli che amano non possono dormire
perchè se si addormentano se li mangiano i vermi.

Nel buio aprono gli occhi
e in loro cade lo spavento.

Trovano scorpioni sotto il lenzuolo
e il loro letto galleggia come su di un lago.

Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.

Quelli che amano escono dalle loro grotte
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
Ridono di quelli che lo sanno tutto,
di quelli che amano per sempre, veracemente,
di quelli che credono nell’amore come una lampada d’olio inesauribile.
Quelli che amano giocano ad afferrare l’acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.
Giocano al lungo, triste gioco dell’amore.
Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.
Vuoti, ma vuoti da una costola all’altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all’alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.
A volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute,
a ruscelli d’acqua tenera e cucine.

Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai imparata,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bella vita.

Jaime Sabines

questaf

Posted in poesie..., riflessioni... on settembre 5, 2015 by Adry

Potrei perfettamente escluderti dalla mia vita,
non rispondere alle tue telefonate,
non aprirti la porta di casa,
non pensarti, non desiderarti,
non cercarti nei posti comuni e non rivederti più,
girare per le strade dove so che tu non passi,
eliminare dalla mia memoria ogni istante condiviso con te,
ogni ricordo del tuo ricordo,
dimenticare il tuo viso fino al punto di non riconoscerti,
rispondere evasivamente quando mi domanderanno di te
e fare come se tu non fossi mai esistita.
Però ti amo.

 

È il primo vino:calda schiuma che assaggiosulla tua linguaEdoardo Sanguineti
“Però ti amo” di Darío Jaramillo Agudelo

Posted in poesia nel mondo, riflessioni... on giugno 12, 2015 by Adry

Una guerra è una guerra:

non ha colore di pelle o di bandiera.

Ha solo l’odore acre del dolore, del sangue, della morte..

 

 

Nati nel Ventitrè, fucilati nel Quarantadue

Questa sera amiamo per loro.

Erano 28.

Erano cinquemila e 28.

Ce n’erano più di quanto amore ci sia mai stato in una poesia.

Ora sarebbero stati padri.

Ora non ci sono più.

Noi, che sui binari di un secolo abbiamo condiviso

le solitudini di tutti i Robinson del mondo,

noi, che siamo sopravvissuti ai carri armati e non abbiamo ucciso nessuno,

mia piccola grande,

questa sera amiamo per loro.

E non domandare se sarebbero potuti tornare.

E non domandare se sarebbe stato possibile tornare indietro mentre per l’ultima volta,

rosso come il comunismo, bruciava l’orizzonte dei loro desideri.

Sui loro anni che non hanno conosciuto l’amore, coperto di ferite e dritto,

è passato il futuro dell’amore.

Nessun segreto di erba appiattita.

Nessun segreto di camicette sbottonate.

Nessun segreto di mano stremata e giglio caduto.

Ci sono le notti,

c’è il filo di ferro,

c’è il cielo che si guarda

per l’ultima volta,

ci sono i treni che tornavano vuoti e tetri,

ci sono i treni e i papaveri,

e con essi, con i tristi papaveri

in un’estate da soldati,

con una mirabile voglia di imitarli,

gareggia il loro sangue.

E intanto sui Kalemegdan e sulle Prospettive Nevskij,

sui Boulevards del Sud e i Quais degli Addii,

sui Campi dei Fiori e sui Ponti Mirabeau,

meravigliose anche quando non baciano,

aspettano le Anne, le Zoje, le Jeanettes.

Aspettano il ritorno dei soldati.

Se non tornano,

daranno ad altri le loro spalle bianche mai abbracciate.

Non sono tornati.

Sui loro occhi fucilati sono passati i carri armati.

Sui loro occhi fucilati,

sulle loro Marsigliesi mai cantate fino in fondo.

Sulle loro illusioni crivellate.

Ora sarebbero padri,

ora non ci sono più.

All’adunata dell’amore aspettano ormai tombe.

Mia piccola grande,

questa sera amiamo per loro.

 

Izet Sarajlic
Poeta Bosniaco

 

 

Posted in poesie..., riflessioni... on maggio 24, 2015 by Adry

Chiamami con i miei veri nomi

Non dite che domani me ne andrò,
perchè oggi stesso continuo ad arrivare.
Guardate bene: io arrivo in ogni istante per essere la gemma su un ramo di primavera,
e l’uccellino con le ali ancora deboli che impara a cinguettare nel suo nido,
e il bruco attorcigliato dentro un fiore,
e la pietra preziosa nascosta nella roccia.
Io arrivo sempre, per ridere e per piangere,
per tremare e per sperare.
Il ritmo del mio cuore è la nascita e la morte di tutto ciò che vive.
Sono l’effimera che muta sulla superficie del fiume,
e anche l’uccello che, tempestivo, la mangerà a primavera.
Sono la rana che nuota spensierata nello stagno,
e quella biscia che arriva silenziosa a divorarla.
Sono il piccolo ugandese pelle e ossa con le gambette stecchite come canne,
e il mercante di armi che all’Uganda vende ordigni di morte.
Sono la profuga di dodici anni su una barca,
che è violentata da un pirata e poi si getta in mare,
e sono quel pirata, e il mio cuore è ancora cieco e senza amore.
Sono un membro del Politburo, ho tutto il potere che voglio,
e sono l’uomo che paga il “debito di sangue” alla sua gente
morendo a poco a poco in un campo di lavoro.
Come la primavera è la mia gioia, tanto calda
da far sbocciare fiori su ogni sentiero della vita.
Come un fiume di lacrime la mia pena, tanto copioso
da riempire i quattro oceani.
Chiamatemi con i miei veri nomi, ve ne prego,
così potrò ascoltare tutto il mio pianto e tutto il riso insieme,
potrò vedere la mia gioia e la mia pena come un’unica cosa.
Chiamatemi con i miei veri nomi, ve ne prego,
così potro svegliarmi,
e la porta del cuore resterà spalancata:
la porta della compassione.

(Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, poeta e costruttore di pace)