Posted in poesie... on maggio 25, 2018 by Adry

Contro una nuvola inciampò il cielo,
poi cadde come la cupola di un tempio,
strillando qualcosa con rombo aereo.
E io vedo come, mura e irata,

la pioggia notturna si inchina e inchioda
l’orlo reciso di quella nuvola.
E una gioia celeste ramifica in me
la sua corona, potente come una quercia,

perché, come un minuto di pazzia,
colto improvviso in un lungo giorno,
io vivo da tutti non ascoltata,
e il cielo intero vive in me!

 

PETJA DUBAROVA ,STATO D’ANIMO

 

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Posted in pensieri.. on maggio 21, 2018 by Adry

La parte più vera di me è negli impulsi che controllo,
nelle emozioni che trattengo,
nei pensieri che nascondo,
nelle cose che non dico.
Non sono per tutti,
sono per quelli che riescono a guardarmi dentro.

Antonio Curnetta

Posted in poesie... on maggio 10, 2018 by Adry

 

Ho creduto in sogni impossibili
abbracciato dimensioni sconosciute.
Ho sentito vibrare l’anima
e fermarsi il cuore, pensando a te.

Ho contato ore che ci separavano
ma che non ci appartenevano
sperando di trovarci uniti,
abbracciati ad un attimo fatto di noi.

Ho ascoltato il tuo immenso
per poi trovare niente
costruendo castelli di sabbia
mi sono infangata tra le onde del mare,
che tutto ha travolto e tutto si è ripreso.

Ed ora raccolgo frammenti
di ciò che speravo, di ciò in cui ho creduto
di ciò che poteva essere
di ciò che avrei voluto fosse.

Anche solo per un attimo
per un solo istante
per sentire i suoni della tua anima,
ne sarebbe valsa la pena.

Avrei voluto incrociare il tuo sguardo
passarti le mani fra i capelli
sentire l’odore della tua pelle
amarti, anche solo per un’ora.
Perché sarebbe stato amore
puro, limpido, cristallino
prezioso e forte come un diamante.
Un amore che nessuna
tempesta avrebbe spezzato.

Pensando a te, Silvana Stremiz

Posted in poesie... on maggio 9, 2018 by Adry

E’ diventato sangue

il tuo amore,

è entrato in tutte le mie vene.

La tua anima è entrata nella mia.

Ho preso il coltello,

ho cercato di dire vattene a quel sangue.

Ma come immergere nella carne il coltello,

come dire all’anima va’ via?

 

(Nahabed Kuciag)

 

 

 

Posted in le mie letture on aprile 28, 2018 by Adry

No è No

e c’è un solo modo di dirlo.

No.

Senza stupori, ne indugi,

né punti sospensivi.

No, si dice in un solo modo.

È corto, veloce, monocorde,

sobrio, conciso.

No.

Si dice una sola volta, No.

Con la medesima intonazione, No.

Un No che ha bisogno di una lunga camminata

o di una riflessione nel giardino,

non è un No.

No, ha la brevità di un secondo.

E’ un No per l’altro,

perché lo è già stato per noi stessi.

No è No, qui, e molto lontano da qui.

Dire No, è l’ultimo atto di dignità.

Il No è la fine di un libro,

senza più capitoli né seconde parti.

Il No non si dice via lettera,

non si dice con i silenzi, a bassa voce,

o urlando, o con la testa china,

o guardando da un’altra parte,

o con dei simboli ribaltati;

nemmeno con pena,

e men che meno con soddisfazione.

No è no, perché No.

Quando il No è No,

si guarda negli occhi

e il No si stacca naturalmente dalle labbra.

La voce del No non è né tremula

né vacillante, né aggressiva,

non si lascia dietro dei dubbi.

Quel No non è una negazione del passato,

è una correzione del futuro.

E solo chi sa dire No

imparerà un giorno a dire Sì.

(Hugo Finkelstein)

 

 

 

 

 

Posted in le mie letture on aprile 19, 2018 by Adry

 

 

Ha indossato la camicia, ha preso l’ombrello
non ha detto parola
nemmeno io.

Dpo che se n’è andato
sono rimasta innanzi allo specchio
ho estratto la lingua
per vedere se erano rimaste impigliate delle parole.
Purtroppo ho visto solo muscoli e vene.

Ho ritirato la lingua
sono scoppiata a ridere
la risata non è una parola – poi ho infranto lo specchio.

Da quel momento
ho continuato a infrangere specchi
invano
cercandone uno
che non riflettesse
più, uno specchio
che infrangesse me.

A’isha Arna’ut
dal libro “Non ho peccato abbastanza.

Le mani

Posted in Uncategorized on aprile 17, 2018 by Adry

marcellocomitini

Man Ray Mani Mann Ray, Le mani, 1925

Il giorno raggrinzito
da una notte al buio
distende le sue braccia
lungo strade e strade
dove passano uomini
(nessuno resta immobile)
uomini che vivono
nel segno della pace
uomini che dimenticano
gli uomini che muoiono
di fame o d’una guerra
(lontane per fortuna).

S’alzano di buon’ora,
doccia e colazione.
Baciano i bambini,
escono per le strade,
profumano di pulito,
di sole e borotalco.
Anch’io bevo al mattino,
un caldo caffellatte
e prima d’andar via lavo le mie mani.
Le immergo, l’acqua scorre
chiara sempre più chiara
scompare nel lavabo.
Eccole le mie mani.
Sono fredde e bianche
pulite come marmo.

Le mie mani stringono
carezzano nascondono
attirano respingono
tracciano nell’aria
confini ben visibili.
Poi quando il giorno stanco
si chiude lentamente
e spegne le sue luci nella notte buia,
prima d’addormentarmi
ho cura di lavarle
perché non è accettabile
che le miserie umane
cacciate oltre…

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