Archive for the poesie… Category

Posted in poesie... on ottobre 15, 2017 by Adry

Il mio uomo è uguale al Signore
il mio uomo è uguale agli dèi
se lui mi tocca
io mi sento una donna
e mi sento l’acqua che scorre
nei lecci della vita.

Il mio uomo è un purosangue che corre
mentre io cavallerizza da nulla
sto immobile a terra

il mio uomo è una chitarra felice
e io sono la sua canzone
ma lui non mi canta mai
perché?
Aspetto che la chitarra si rompa
per vivere…

Il mio uomo è un uomo crudele
il mio uomo è la mia preghiera
è uguale a Savonarola

ma il mio uomo tocca altri inguini ed altri capelli
è generoso con le fanciulle dorate
e lascia me povera
di vecchiezza e di vita a morire per lui.

Il mio uomo se si denuda
ha il petto villoso come le aquile
ma un rostro che ferisce a fondo
e punisce i pentimenti d’amore
allora io gli mostro le mie carni ferite
e maledico la sorte,

ma se il mio uomo sorride
io torno a fiorire e divento una bianca luna
che si specchia nel mare.

Alda Merini

 
 
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Posted in poesie... on ottobre 14, 2017 by Adry

Io non ho paura

di quelle che il mondo

chiama “belle donne”.

Io ho paura delle altre.

Ho paura di quelle che escono

di casa con un filo di trucco,

di quelle che capisci subito

se hanno passato una nottata

in bianco dalle occhiaie

che si portano dietro.

Quelle che si legano i capelli

con una matita,

che si guardano allo specchio

e sorridono,

perché non hanno nemmeno

un capello al posto giusto.

Ho paura di loro,

che si fermano sui dettagli,

su particolari tuoi

che nemmeno tu stesso

pensavi di avere.

Quelle che sanno stare

accanto agli altri,

ma non sanno come stare

accanto a se stesse.

Quelle che sono sempre di corsa,

ma si fermano

ad ascoltare…uno sconosciuto,

un amico, un bambino.

Ho paura di loro,

quelle donne mai banali,

che parlano il doppio di te,

senza per questo

parlare del niente,

anzi ti fanno sorridere

rompendoti le scatole

ripetendoti le stesse cose.

Quelle che vorrebbero

avere una famiglia tutta loro

per prendersene cura,

anche se a volte

non sanno prendersi cura

nemmeno di loro stesse.

Ho paura di quelle donne,

che ad un “Sei bellissima”,

arrossiscono, s’imbarazzano

perché nessuno

glielo ha mai detto.

Temo quelle donne

che non appaiono,

non si vedono,

non si notano.

Paura, di quelle che

sorridono alla vita,

tutti i giorni,

nonostante abbiamo

migliaia di motivi

per non farlo,

di quelle

che ti ascoltano davvero.

Quelle che quando

gli altri parlano,

li guardano

come a dire

“Anche a me.

È successo anche a me”.

Di quelle che non sono

mai state scelte.

Ho paura di loro,

che ogni giorno

ti sussurreranno

“Credo di amarti”,

perché hanno paura

di non essere scelte.

Perché loro

non sono “belle donne” .

Quelle che amano farsi belle,

solo ogni tanto.

Solo per qualcuno.

Ho paura di quelle donne

che sanno piangere

anche in mezzo al caos

della folla,

loro piangono.

Temo quelle donne che credono

nell’Amore vero,

quelle che ci credono

anche quando gli altri

fuggono per colpa

dei troppi chilometri

o per paura.

Quelle che

per passare un’ora con te,

passerebbero

anche otto ore in treno.

Quelle che cercano di capire

perché non resti mai

e che a loro volta

non sanno restare.

Quelle donne

per cui vale la pena restare.

Una volta. Restare.

Mi fanno paura soprattutto,

quando,

senza dire una parola

ti scelgono, restano

e tu sei troppo distratto

per accorgertene.

Ho paura di loro perché,

di belle donne il mondo è pieno,

ma una donna del genere,

invece, se te la lasci scappare

non saprai mai

in quale parte

del mondo la ritroverai.

Se mai la ritroverai.

(Abdou Mbacke Diouf)

 

Posted in poesie... on settembre 3, 2017 by Adry

Mai, non saprete mai come m’illumina
L’ombra che mi si pone a lato, timida,
Quando non spero più.

Giuseppe Ungaretti

Maria-Magnolia 1 • IO E I MIEI SOGNI



Scompare a poco a poco, amore, il sole 
Ora che sopraggiunge lunga sera. 
  
Con uguale lentezza dello strazio 
Farsi lontana vidi la tua luce 
Per un non breve nostro separarci.
La tua luce (Ungaretti)


 

Posted in poesie... on agosto 22, 2017 by Adry
Risultati immagini per periferie di roma notte

 

Torno… e una sera il mondo è nuovo,
una sera in cui non accade nulla – solo,
corro in macchina – e guardo in fondo
all’azzurro le case del Prenestino –
le guardo, non me ne accorgo, e invece,
quest’immagine di case popolari
dentrol’azzurro della sera, deve
restarmi come un’immagine del mondo
(davvero chiedono gli uomini altro che vivere?)
– case qui piccole, muffite, di crosta bianca,
là alte, quasi palazzi, isole color terra,
galleggianti nel fumo che le fa stupende,
sopra vuoti di strade infossate, non finite,
nel fango, sterri abbandonati, e resti
d’orti con le loro siepi – tutto tacendo
come per notturna pace, nel giorno. E gli uomini
che vivono in quest’ora al Prenestino
sono affogati anch’essi in quelle strie
sognanti di celeste con sognanti lumi
– quasi in un crepuscolo che mai
si debba fare notte – quasi consci,
in attesa di un tram, alle finestre,
che Fora vera dell’uomo è l’agonia –
e lieti, quasi, di ciò, coi loro piccoli,
i loro guai, la loro eterna sera –
ah, grazia esistenziale degli uomini,
vita che si svolge, solo, come vera,
in un paesaggio dove ogni corpo è solo
una realtà lontana, un povero innocente.

Torno, e mi trovo, prima d’un appuntamento
da Carlo o Cartone, da Nino a Via Rasella
o da Nino a Via Borgognone in una zona
oggetto di mie sole frequentazioni…
Due o tre tram e migliaia di fratelli
(col bar luccicante sullo spiazzo,
e il dolore, spento nelle coscienze italiane,
d’essere poveri, il dolore del ritorno a casa,
nel fango, sotto nuove catene di palazzi)
che lottano, si colpiscono, si odiano tra loro,
per la meta di un gradino sul tram, nel buio,
nella sera che li ignora, perduti in un caos
che il solo fatto d’appartenere a un rione remoto
lo delude nel suo essere una cosa reale.
Io mi ritrovo il vecchio cuore, e pago
il tributo ad esso, con lacrime
ricacciate, odiate, e nella bocca
le parole della bandiera rossa,
le parole che ogni uomo sa, e sa far tacere.
Nulla è mutato! siamo ancora negli Anni Cinquanta!
siamo negli Anni Quaranta! prendete le armi!
Ma la sera è più forte di ogni dolore.
Piano piano i due tre tram la vincono
sulle migliaia di operai, lo spiazzo
è quello dei dopocena, sul fango, sereno,
brilla il chiaro d’una baracca di biliardi,
la poca gente fa la coda, nel vento
di scirocco di una sera del Mille, aspettando
il suo tram che la porti alla buia borgata.
La Rivoluzione non è che un sentimento.

Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa (1961-1964)

Posted in poesie... on giugno 27, 2017 by Adry

Un altro omaggio alla mia città,

questa volta attraverso  gli occhi di un poeta siciliano.

Sicilia, Salento, bel connubio!

lI Salento
La terra di Lupiae
solare ed accogliente
si offre allo sguardo,
copiosi i frutti
che offre ai suoi figli
prugne pendono dai rami,
dominano la campagna
come antichi totem
gli ulivi pugliesi
pare che preghino Dio
le loro lunghe braccia
cariche di foglie verdi
che sfiorano il cielo.

Salvatore Maurici

 

 

Posted in poesie... on giugno 19, 2017 by Adry

 

Un omaggio alla mia città attraverso la poesia di:

 Antonio Sagredo

Passato leccese

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Lo sapevo, lo presentivo, lo sapevo.

La città scampanava di fiori le chiese,
i bambini ronzavano attorno i campanili.
Il noviziato arrossiva sotto il chiostro barocco,
i limoni scotevano l’aria dal torpore di sangue
scivolato dal turchese!

Immagine correlata

Magnifico il poeta dai balconi squillanti
imbandierati di garofani…
il gelo dei gigli salutavano madonne vogliose
i santi Cosimo e Damiano giocavano a carte
e nel destino i tarocchi assegnavano gli ex-voto.

Ma l’aria si fondeva nel verde nome della mia città,
ingiallita di pietra la sua nudità in un sole invertito.

Un triste basiliano malediceva Vanini: un Cesare – in fiamme!

Col rosario spezzato si lagnava presso i crocicchi,
dove lumicini aguzzi zebravano la nera devota,
imponendo un segno di croce che l’ubriaco scatarrava.

Le giravolte mi torcevano il collo:
un imbelle martirio!

Risultati immagini per balconi leccesi

Posted in poesie... on giugno 11, 2017 by Adry

Ero avvolta nella pelliccia
nera, nella pelliccia bianca
e tu mi svolgevi
e in una luce d’oro
poi m’incoronasti,
mentre fuori dardi di neve
diagonali battevano alla porta.
Mentre venti centimetri di neve
cadevano come stelle
in frammenti di calcio,
noi stavamo nel nostro corpo
(stanza che ci seppellirà)
e tu stavi nel mio corpo
(stanza che ci sopravviverà)
e all’inizio ti asciugai
i piedi con una pezza
perché ero la tua schiava
e tu mi chiamavi principessa.
Principessa!

Oh, allora
mi alzai con la pelle d’oro,
e mi disfeci dei salmi
mi disfeci dei vestiti
e tu sciogliesti le briglie
sciogliesti le redini,
ed io i bottoni,
e disfeci le ossa, le confusioni,
le cartoline del New England,
le notti di Gennaio finite alle dieci,
e come spighe ci sollevammo,
per acri ed acri d’oro,
e poi mietemmo, mietemmo,
mietemmo.

Anne Sexton