Un omaggio alla mia città attraverso la poesia di:

 Antonio Sagredo

Passato leccese

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Lo sapevo, lo presentivo, lo sapevo.

La città scampanava di fiori le chiese,
i bambini ronzavano attorno i campanili.
Il noviziato arrossiva sotto il chiostro barocco,
i limoni scotevano l’aria dal torpore di sangue
scivolato dal turchese!

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Magnifico il poeta dai balconi squillanti
imbandierati di garofani…
il gelo dei gigli salutavano madonne vogliose
i santi Cosimo e Damiano giocavano a carte
e nel destino i tarocchi assegnavano gli ex-voto.

Ma l’aria si fondeva nel verde nome della mia città,
ingiallita di pietra la sua nudità in un sole invertito.

Un triste basiliano malediceva Vanini: un Cesare – in fiamme!

Col rosario spezzato si lagnava presso i crocicchi,
dove lumicini aguzzi zebravano la nera devota,
imponendo un segno di croce che l’ubriaco scatarrava.

Le giravolte mi torcevano il collo:
un imbelle martirio!

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