Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.

Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.

Amami: Amel Moussa

 

3 Risposte to “”

  1. Bellissima. Un caro saluto

  2. Come al solito porti all’attenzione dei tuoi amici le più belle poesie. Questa poi di una donna che descrive se stessa nella carne e nello spirito ha una forza dirompente su chi la legge. Grazie Adriana, come sempre.

  3. Un altra bella poesia…grazie Adry e buona settimana

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