L’illusione era caduta; ogni fiamma era spenta. La mia anima (lo giuro) aveva pianto sinceramente su la ruina. Ma come opporsi a un fenomeno necessario? Come evitare l’inevitabile?

Era dunque gran ventura che, morto l’amore per le necessità fatali dei fenomeni e quindi senza colpa di alcuno, noi potessimo ancóra vivere nella stessa casa tenuti da un sentimento nuovo, forse non meno profondo dell’antico, certo più elevato e più singolare. Era gran ventura che una nuova illusione potesse succedere all’antica e stabilire tra le nostre anime uno scambio di affetti puri, di commozioni delicate, di squisite tristezze.

Ma, in realtà, questa specie di retorica platonica a qual fine tendeva? Ad ottenere che una vittima si lasciasse sacrificare sorridendo.

GABRIELE D’ANNUNZIO
L’innocente

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