tutto iniziò con un GELATO alla Crème Brulée

il cavaliere

 

Il cavaliere d’inverno: Crème Brulée..
Era un giorno perfetto.
Per cinque minuti non ci fu nessuna guerra, in quella magnifica domenica di giugno a Leningrado.
Alzando gli occhi dal gelato, vide un soldato che la fissava dall’altro lato della strada. Non era una presenza insolita a Leningrado, dove era di stanza una guarnigione. La città era piena di soldati. Vederli per strada era come vedere anziane signore con le borse della spesa, o gente che faceva la fila, o birrerie. Normalmente Tatiana si sarebbe limitata a dargli una rapida occhiata, ma quel soldato la fissava con un’espressione che non aveva mai visto prima.
Smise per un attimo di mangiare il gelato.
Il suo lato della strada era già immerso nell’ombra, mentre quello dove si trovava lui galleggiava nella luce del pomeriggio. Lei lo fissò e nell’attimo in cui guardò il suo viso, sentì qualcosa muoversi dentro di lei; muoversi, le sarebbe piaciuto dire, impercettibilmente, ma non era vero. Era come se il cuore pompasse sangue il doppio del normale, inondando tutto il corpo.
Battè le palpebre e il respiro si accelerò. L’immagine del soldato si sciolse sul marciapiede sotto il sole giallo pallido.
L’autobus arrivò e le coprì la visuale. Si alzò, ma non aveva intenzione di prenderlo, bensì di attraversare di corsa la strada, per non perdere di vista il soldato. Le porte si aprirono e il conducente le rivolse uno sguardo impaziente. Tatiana, composta e tranquilla, per poco gli gridò di andarsene.
“Sale, signorina? non posso aspettare tutto il giorno.”
Salire? “No, no, non salgo.”
“Allora cosa diavolo ci fa alla fermata?” Le porte si chiusero.
Tatiana indietreggiò verso la panchina e vide il soldato aggirare l’autobus di corsa.
Si fermarono entrambi.
Le porte si aprirono di nuovo. “Prende l’autobus?”
Il soldato guardò prima Tatiana poi il condicente.
“Per Lenin e Stalin!” gridò l’autista, chiudendo le porte per la seconda volta.
Tatina rimase in piedi davanti alla panchina. Indietreggiò, inciampò e cadde a sedere.
Con disinvoltura il soldato alzò le spalle e si guardò intorno.
“Pensavo proprio che fosse il mio autobus.”
“Si anch’io”, mormorò Tatiana.
“Il gelato si sta sciogliendo”, le fece notare lui sollecito.
Ed infatti stava colando lungo il cono per gocciare poi sul vestito. “Oh, no!”
“Andrà via.”
Tatiana cercò di porvi rimedio, ma la macchia si allargò.
“Fantastico”, borbottò. Si accorse che la mano le tremava mentre puliva il vestito.
“E’ da molto che aspetti?” Chiese il soldato. La sua voce, grave e profonda, aveva un che di…non riusciva a dire cosa. Non è di queste parti, pensò, con gli occhi bassi.
“Non troppo” rispose a voce bassa. Alzò gli occhi per guardarlo in faccia, era molto alto.
Indossava l’uniforme, e sul berretto c’era una stella rossa smaltata, proprio sulla fronte. Rimase colpita dalle mostrine, di cui però ignorava il significato. Era un soldato semplice? Aveva il fucile. i soldati semplici Avevano il fucile? Sul cuore portava una medaglia d’argento contornata d’oro.
Sotto il berretto color terra i capelli erano scuri. Gli occhi timidi di Tatiana incontrarono i suoi color caramello, di una sfumatura più scura del gelato che stava mangiando.
Erano gli occhi di un soldato? Gli occhi di un uomo? La guardavano calmi e sorridenti.
Rimasero a guardarsi per un attimo, ma un attimo di troppo che parve un’eternità.
PAULLINA SIMONS

3 Risposte to “tutto iniziò con un GELATO alla Crème Brulée”

  1. E’ verissimo, certi attimi possono assumere l’aspetto dell’eternita e si vorrebbe non trascorressero mai…
    Buona giornata, con amicizia, Vito

  2. Che dolcezza! Un attimo che è un frammento di eternità in uno sguardo d’amore ♥ ciao tesorina

  3. Ecco… questo è un giorno dagli attimi indimenticabili… come questi di cui tu scrivi.
    Belli… importanti… decisivi.
    Buon San Valentino Adry cara. Un bacio

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